Gastrointerreil 2.1.2
Tour del Buongusto - Prima Tappa
Sicuramente a questo punto avete risolto anche l’intricato labirinto che vi abbiamo sottoposto, oppure no, e ve ne siete altamente sbattuti. In ogni caso, il contratto che abbiamo firmato include delle clausole anti-rancore molto chiare che ci costringono non solo a perdonarvi, ma anche a fare un breve recap delle puntate precedenti: un gruppo di unni è arrivato sulla Terra, più precisamente in Italia, al solo scopo di assaggiare i piatti tipici di ogni regione. Come prima tappa è stato scelto il Veneto, per le sue famosissime sarde in saòr. I nostri protagonisti hanno scelto di assaggiarle all’Osteria La Caminetta di Speranza, dove Speranza Michela, la proprietaria, sta cominciando a mettere in dubbio le sue scelte di vita dopo essere stata sgridata dai suoi graditi ospiti riguardo l’assenza di comodi bastoni per parcheggiare i pony all’esterno del locale.
* Si avvisano i gentili lettori che questa storia è frutto della fantasia, qualsiasi riferimento a fatti o unni reali è puramente casuale.
Ma l’episodio che avrebbe segnato l’inizio della fine per Michela, riguardava le forchette:
Chang: «BELLE. Mi piacciono ma non so cosa sono».
Gioffredo: «Sono forchette, servono ai terrestri per infilzare il cibo da portare alla bocca, sono molto utili!»
Uldino: «Ruberò cinquecento di queste frollette per te, mio Khan».
C: «BRAVO Uldino».
G: «Tu non ruberai proprio niente».
C: «Voglio usarle come armi, tipo i coltelli ma con più lame, più coltelli… da tenere in tasca e poi ZÀK, TAGLIARE LA GOLA AI TUOI AVVERSARI, HAHAHAHAHAHA!»
G: «Chang, credo sia il caso di abbassare la voce…»
C: «Gioffredo chiama la signora di prima che facciamo una prova! Piergiulio, affilami questa».
Piergiulio: «La affilerò con i miei stessi denti grande Khan!»
G: «La signora Michela sarà molto indaffarata…»
C: «Gioffredo, chiamala».
Neanche a farlo apposta, Speranza Michela era apparsa con la loro cena: quattro gigantesche porzioni di sarde in saor, una meraviglia che avrebbe potuto sviare l’attenzione del Khan dalla sua sete di sangue, se solo Chang non fosse stato un unno con un obiettivo.
C: «Signora, vieni qui».
Michela: «Oh, ha una domanda sul piatto? Le spiego le ingredienti se non li conosce».
C: «Sì come vuoi. Avvicinati».
M: «Allora: oltre alle cipolle in agrodolce a chilometro zero, può vedere le sarde perscate proprio questa mattina, il pescatore è una persona di fid… kèk»
Chang aveva bloccato con l’incavo del gomito il collo di Michela, putandole al collo una forchetta acuminata.
G: «Chang, TI PREGO. È la proprietaria. È lei il capo di questo posto. Non è consono questo comportamento, finiremo nei guai con le autorità del pianeta».
Dopo attenta riflessione, il capo dell’orda aveva sciolto la presa, lasciando cadere a terra la povera proprietaria stremata dalla paura e in lacrime, tra le urla elettrizzate di Uldino e Piergiulio
C: «QUESTA donna è il capo?»
G: «SÌ». «Suvvia… dovremmo mangiare, o si fredderà».
Dopo aver calmato i brutali spiriti, avevano mangiato le loro sarde con calma, assaporando ogni boccone con attenzione.
Il verdetto era arrivato solo alla fine, ed era stato emanato da Chang in persona: «Mi piace».
C: «Voglio portare questa pietanza su Euromonte!»
Michela, che dopo essersi ripresa si era appostata dietro la porta della cucina per spiare le reazioni dei commensali, aveva carpito la strana parola e aveva provato a cercare la località Euromonte con il suo telefono, convinta che il cursore di google maps avrebbe puntato un infinitesimale paesino umbro.
Niente. Solo il sito di uno strano fumetto online.
G: «Chang, non credo che queste pietanze sopravviverebbero al viaggio. E comunque la cosa bella di queste esperienze è proprio l’autenticità di ogni momento! Godiamoci questo buon cibo finché siamo qui, e porteremo il ricordo sempre con noi»
C: «CAZZATE. Diventerò il capo di questa trotteria e porterò all’orda le LARVE IN SAPÒR!»
A sentire le parole del loro capo, Uldino e Piergiulio erano esplosi di gratitudine.
U: «GRANDE KHAN! La tua bontà è buonaaaa!»
P: « Che fortuna avere una saggio Khan che pensa sempre al suo popolo!»
In quel preciso istante, guardando agli occhi di Chang, Gioffredo si era reso conto di cosa stava per succedere. Un secondo più tardi Chang aveva sbattuto violentemente la testa sul tavolo.
C: «Ho avuto un’idea».
G: «Oddio, lo sapevo».
C: «SFIDERÒ IL CAPO DI QUESTO POSTO E DOPO AVERLO UCCISO, RUBERÒ QUELLE LARVE IN SAPÒR»
U: «Cheddire. GENIO!»
P: «Forse dovrei prendere anche io l’abitudine di sbattere la testa contro superfici solide per farmi venire le idee».
U: «C’hai già provato Piergiulio».
P: «Quando? Io non lo ricordo».
U: «Hai provato a farlo con una roccia. Poi sei svenuto».
Le decise proteste di Gioffredo non erano servite a niente, Chang era riuscito a svuotare il locale e imbastire l’arena al centro della trattoria in dieci minuti: ora due sedie si guardavano minacciose, aspettando che i contendenti le occupassero.
P: «Ma… 10 minuti per mettere due sedie una davanti all’altra?»
C: «Cos’hai detto?»
P: «Diventano muti a commettere tragedie aberranti… scaltra».
C: «Uhm… Uldino, porta la donna».
U: «Sì, mio Khan!»
Mentre Michela veniva portata contro la sua volontà al cospetto di Chang, Gioffredo cercava di calmarla.
M: «Per favore mi lasci! Vi denuncio! Chiamerò il capo del vostro istituto psichiatrico!»
G: «Michela, mi ascolti, secondo i miei calcoli non dovrebbero ucciderla, ma lei deve stare al gioco, ok?»
M: «NON DOVREBBERO UCCIDERMI? Di che calcoli parla, faccia qualcosa!!!»
G: «Non posso mi spiace, ma tranquilla, oggi è martedì. Noi non ammazziamo mai di martedì».
M: «OGGI è SABATO!»
G: «OH. Beh lei stia calma e cerchi di non farli arrabbiare ok?»
M: «COL CAZZO MENÙ DEGUSTAZIONE, VI FARÒ PAGARE OGNI SINGOLA BRICIOLA MANGIATA NEL MIO LOCALE, E CI AGGIUNGERÒ PURE I DANNI MORALI!»
U: «Cosa c’entra Gianni Morandi?»
C: «BASTA. Fatela sedere».
Michela ora si trovava faccia a faccia con Chang.
C: «Noi ci sfideremo. Se io vinco, tu mi dai tutte le sarde in sapòr di questo pianeta e io le porto su Euromonte. Se tu perdi, a te verrà incollata addosso per sempre la vergogna di aver perso».
M: « … E se dovessi vincere?»
A sentire la domanda posta da Michela, Gioffredo aveva portato le mani alla fronte.
C: «Muori».
G: «Oppure noi ce ne andiamo con un’enorme porzione gratuita delle tue mitiche Sarde in Saor!»
C: «Oppure quello che dice Gioffredo. Vedremo».
Michela, preoccupata per la propria incolumità, aveva ascoltato molto attentamente le parole di Chang mentre le spiegava la sfida, ma era riuscita a capire un solo ed unico concetto fondamentale: per vincere era necessario indovinare una parola. Non le erano chiari molti particolari, come in che lingua Chang avrebbe parlato oppure quale fosse il tema della sfida. Ma per motivi che ormai avrete capito, aveva preferito non chiedere. Per fortuna le era stato allungato sottobanco da Gioffredo, un bigliettino con le regole del gioco.
«Si tratta del gioco dello Sgozzomento: Chang ti fornirà cinque indizi tramite i quali dovrai individuare un termine “nascosto”»
C: «INIZIAMO».
Il silenzio era immediatamente calato nella stanza, Michela sudava come stesse facendo una maratona di spinning aerobico rivestita di Domopak.
C: «Che parola scegli tra violento e volante?»
M: «Volante».
C: «Bene. E cosa scegli tra foresta e arresta?»
M: « … arresta?»
Chang si era alzato di scatto dando un ceffone a Michela.
C: «Sbagliato. Cosa scegli tra notte e lotte?»
M: «N-notte»
C: «Uhm, e tra strada e paga?»
M: «Pag… no no, strada»
C: «Ok. Tra naso e vasetto?»
M: «Credo di aver capito, quindi scelgo vasetto»
C: «Quindi le tue parole sono: volante, foresta, notte, strada e vasetto. Hai un minuto per indovinare la parola, o morirai».
G: «Oppure ti ruberemo delle porzioni gratuite di sarde in saòr e ce ne andremo per sempre dalla tua vita».
C: «Oppure quello».
Trova la parola segreta che e aiuta Michela a salvarsi la pelle!
Ti ricordiamo i cinque indizi forniti da Chang:
VOLANTE
FORESTA
NOTTE
STRADA
VASETTO
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Il primo che indovina riceverà una menzione speciale nella prossima diretta, con kazooata personalizzata 😀