Gastrointerreil 2.1.0
Tour del Buongusto - Prima Tappa
Cosa credete che succederebbe se vostra nonna decidesse di farsi una scampagnata su Marte?
Se non sapete rispondere a questa domanda non è perché siete stupidi, ma perché l’idea di vostra nonna che torna dalla vacanza con un soprammobile marziano a forma di gatto appartiene ad uno scenario talmente raccapricciante da non riuscire nemmeno a concepirlo.
Sarebbe altrettanto agghiacciante pensare ad un gruppo di unni che decidono di dirigersi sulla nostra ridente penisola per una vacanza gastronomica improvvisata ma, per nostra fortuna, non succederà mai.
* Si avvisano i gentili lettori che questa storia è frutto della fantasia, qualsiasi riferimento a fatti o unni reali è puramente casuale.
Erano partiti in quattro. Per la maggior parte di loro sarebbe bastato inseguire per venti chilometri un capriolo e mangiarlo, ma Gioffredo, come ormai ben saprete, non si sarebbe mai lasciato sfuggire l’occasione di assaggiare i cibi tipici di un nuovo pianeta; aveva così deciso di organizzare un vero e proprio Tour del Buongusto, e quale modo migliore di inaugurarlo, se non con le sarde in saor?
Gioffredo: «Ok ragazzi è tutto pronto. Ho appena prenotato il ristorante, ci aspettano alle 20.00, ora terrestre, per farci assaggiare le specialità della casa».
Uldino: «Io le case non le mangio».
Piergiulio: «Neanche io, quella volta che ho provato ad assaggiare le tegole sono stato male per settimane».
U: «Ma ci credo! Sono anni che ti dico che non digerisci il laterizio, e tu continui a ostinarti!»
P: «Guarda che due anni fa mangiavo qualsiasi cosa! Digerivo pure i serpenti».
U: «A quanto pare a forza di mangiare serpenti ti sei rovinato lo stomaco. BRAVO».
Gioffredo si sentiva talmente eccitato all’idea di mangiare qualcosa di diverso da carne secca e zuppa, da riuscire inspiegabilmente a mantenere il buonumore: «Ragazzi, calmi, nessuno mangerà tegole per cena. Vi fidate di me?»
Il lunghissimo momento di silenzio che aveva seguito la domanda aveva fatto intendere a Gioffredo la risposta, senza doverla ricevere: «Ok mettiamola così, avete fame?»
U: «Thz, ho fame anche mentre dormo».
P: «A me è venuta una strana voglia di tegole».
G: «Bene, allora non preoccupatevi. – Ooh guardate che ore sono! Ci conviene prepararci, manca solo mezz’ora alla prenotazione, e sarebbe da cafoni arrivare in ritardo. Come ci vestiamo?»
P: «Io mi vesto come il Khan».
G: «Aspettate un attimo, dov’è Chang?»
Preso dall’euforia del momento, Gioffredo si era scordato di controllare Chang e adesso si guardava intorno come un millennials che ha perso il cellulare in discoteca.
G: «Oddio, abbiamo perso Chang».
In realtà il grande capo dell’orda si era solo allontanato in un parco vicino, e stava fissando trucemente un branco di piccioni intenti a mangiare dalla mano di un barbone.
Non riusciva a capire come mai facessero quello strano movimento con la testa.
Chang: «I tuoi pennuti, ballano».
Il barbone si era girato: «Che?»
C: «Con la testa, loro ballano».
Barbone: «Sono piccioni, loro si muovono così».
C: «Ma non c’è musica! Sono solo stupidi».
B: «Non hai mai visto un piccione? Lo fanno perché altrimenti non riuscirebbero a camminare, sai… prima di finire per strada ero biologo e nella mia tesi di laurea avev…»
C: «Ti stanno ingannando, sono solo stupidi ma vogliono farti credere che non lo sono. Argh!»
Pochi metri più in là il millennials Gioffredo aveva ritrovato il suo prezioso cellulare: «CAPO!»
G: «Mamma che spavento, cosa state facendo qui? Dobbiamo andare, abbiamo la prenotazione tra un quarto d’ora. Potreste indossare i calzini di sangallo che vi ho regalato!»
C: «O forse potrei ucciderti, chi lo sa».
Esattamente tredici minuti dopo, il gruppo di unni si trovava davanti alla trattoria veneta La caminetta di Speranza.
Ad attenderli, fuori dalla porta, un’elegante signorina dai capelli castani: «Salve signori, avete prenotato?»
C: «Fammi entrare, o ti taglio la gola».
Elegante signorina: «C-come?»
G: «Oh non badi a lui signorina, faccio parte di un gruppo di recupero per la gestione della rabbia. Oggi li ho portati fuori a cena», «Sì, abbiamo una prenotazione, a nome Taychiud».
U: «Perché hai usato il cognome da nubile di mia madre?»
C: «Viene anche lei?»
Elegante signorina: «Eccovi qui, molto bene, seguitemi. Oh, e…. complimenti per gli outfit, molto eleganti»
L’apprezzamento era talmente saturo di sarcasmo che qualunque terrestre si sarebbe offeso. Ma non ci sembra giusto biasimare la povera cameriera perché, in effetti, gli abiti indossati dagli unni erano alquanto imbarazzanti.
Gruter – stilista dell’orda con due decimi per occhio – si era impegnato molto nella scelta degli abiti adatti, ma il risultato finale non poteva di certo definirsi il suo lavoro più riuscito. La combriccola sembrava più una boyband coreana che, colta alla sprovvista, ha deciso di vestirsi con le prime cose capitate a tiro.
Completa la griglia logica e scopri cosa indossavano gli unni durante la loro Prima Tappa del Tour del Buongusto:
- Chang non indosserebbe mai sangallo o pura seta. Uldino odia il velluto a coste, ucciderebbe chiunque glielo proponga.
- Chi si è presentato alla cena con i jeggins a vita bassa, li ha scelti di pelle di muffola. Gruter stravede per il velluto a coste e le paillettes, non indosserebbe altro.
- Gruter non ha scelto per Piergiulio i jeggings a vita bassa né lo smanicato, e nulla che fosse di sangallo o di paillettes. Qualcuno sostiene che i calzini animalier pruderebbero troppo se fossero ricoperti di paillettes.
- Gioffredo ha di certo indossato qualcosa di sangallo o di pelle di muffola. Per proteggersi dal venticello della Pianura Padana, si è presentato alla cena con la sciarpina.
- Chi ha optato per il velluto a coste non indossa né calzini animalier né smanicato. Gruter ha provato a convincere Uldino ad indossare i calzini animalier, ma è tornato a casa senza denti.
